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1653 sto leggendo un weekly di BofAmerica (Flow Show)

 sto leggendo un weekly di BofAmerica (Flow Show)
 
il loro indicatore bull/bear è a 6.5, livello piu alto dal 3/2018 ma non ancora "extreme". Il sell signal (>8) si avrebbe se nelle prox 4 settimane entrassero 20bn su risky assets, + ulteriore rotazione vs equity cyclicals.
Continua la spinta bullish dalle banche centrali (hanno inondato 1,1 tn usd annualizzati in 4 mesi, e hanno tagliato i tassi 80 volte in 12 mesi).
Bofa resta bullish ma  segnala che :
  • qs settimana c'è stato un record di inflow nei bond piu inflazionati (investment grade AA, e high yield BB)
  • le azioni leaders sono molto tirate (apple >40% sopra la MM200)
  • gli investitori stanno prezzando un PMI > 55 senza inflazione
Ulteriori movimenti di rialzo a seguito di un buon NFP di oggi, trade deal del 15 genn e un passivo FOMC del 29 genn dovrebbero creare un picco di bullishness. Consigliano di vendere sulla forza se il rendimento del 10 anni  (ora 1.86) arrivasse al 2.2%, e il rapporto PE dello spx si avvicinasse a 20x.
Come nel 2018, una sottoperformance dei bonds HY (HYG), semiconduttori, homebuilders (XHB) e bancari (BKX) è da considerarsi un preludio al top.
Attualmente il PE dello spx è a 18.50.  Arriverebbe a 20 a 3539

I loro target di melt-up sono 3333 di SP enro il 3 marzo (il 3 marzo è il supertuesday nelle elezioni di questo anno), e il rendimento al 2,2 entro il 2 febbraio (anche qui mi pare, tutti 2, come sopra tutti 3, un po una presa in giro...)
 
 
====  upate 21.01
poco fa è uscito un articolo di zerohedge che riprende , con l aggiunta di qualche chart, quanto ho riassunto qui sopra in italiano
Inviato da Antonio Lengua il ven 10 gennaio 2020 - 16:53:57 | Leggi/Invia Commenti:12 |Stampa veloce
Commenti
1653 sto leggendo un weekly di BofAmerica (Flow Show) Gilbert | 10 gen : 17:02
Commenti: 288

Utente 20 dic : 11:35
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preso un altro a 508.
pm 521
il primo entrata erratissima, l'area d'acquisto era 500

1653 sto leggendo un weekly di BofAmerica (Flow Show) claint | 10 gen : 17:04
Commenti: 4959

Utente 20 gen : 15:11
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il target su per giù è il mio target

Re: 1653 sto leggendo un weekly di BofAmerica (Flow Show) killpips | 10 gen : 17:05
Commenti: 73

Utente 21 feb : 11:01
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Dici su SP Claint?

1653 sto leggendo un weekly di BofAmerica (Flow Show) claint | 10 gen : 17:16
Commenti: 4959

Utente 20 gen : 15:11
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yes

Re: 1653 sto leggendo un weekly di BofAmerica (Flow Show) killpips | 10 gen : 17:16
Commenti: 73

Utente 21 feb : 11:01
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Thanks

1653 sto leggendo un weekly di BofAmerica (Flow Show) Gilbert | 10 gen : 17:29
Commenti: 288

Utente 20 dic : 11:35
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chiusi a 490, non voglio bruciare il gain settimanale. Buon we

1653 sto leggendo un weekly di BofAmerica (Flow Show) ciacco | 10 gen : 17:55
Commenti: 1691

Utente 01 mar : 08:38
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saggio

1653 sto leggendo un weekly di BofAmerica (Flow Show) claint | 10 gen : 18:10
Commenti: 4959

Utente 20 gen : 15:11
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peccato perché oggi il manuale dell sp500 dava max in apertura e discesa che dovrebbe arrivare a 3260

1653 sto leggendo un weekly di BofAmerica (Flow Show) Celeste | 10 gen : 20:32
Commenti: 10112

Utente 14 lug : 17:33
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il motivo della caduta del boeing verrà annunciato domani.

1653 sto leggendo un weekly di BofAmerica (Flow Show) Celeste | 10 gen : 21:16
Commenti: 10112

Utente 14 lug : 17:33
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🔍🌎🎼 Usa-Iran, Venezuela, Russia-Turchia: il mondo questa settimana
20200110-MAPPA
Carta di Laura Canali.

10/01/2020
Il riassunto geopolitico degli ultimi 7 giorni.

con commenti di Daniele Santoro, Dario Fabbri, Giorgio Cuscito, Lucio Caracciolo, Niccolò Locatelli
Colonna sonora (ispirata dalla prima notizia): Business As Usual – Eagles



USA-IRAN [di Dario Fabbri]

Dopo che razionalità e paura degli iraniani hanno scongiurato il rischio di una guerra aperta, ora Washington e Teheran torneranno alla normale amministrazione. L’assenza di Soleimani non inciderà massicciamente sulle relazioni bilaterali, già sufficientemente incarognite di loro.
I due paesi confermeranno le rispettive tattiche, le medesime da oltre un decennio.
Gli Stati Uniti continueranno a soffocare l’Iran attraverso sanzioni, azioni coperte e l’offensiva di milizie e clientes sunniti, per disarticolare la sfera d’influenza degli ayatollah, per costringerli al tavolo delle trattative, per obbligarli a rinunciare alle ambizioni egemoniche. Fino a sognare un cambio di regime di matrice endogena. Dopo aver archiviato la temporanea tregua del 2015, mascherata da accordo sul nucleare, realizzata quando la superpotenza pensava che la Repubblica Islamica si sarebbe impantanata nella partita con il califfo al-Baghdadi.
L’Iran continuerà a perseguire il puntellamento della mezzaluna sciita, specie nei cruciali teatri di Siria e Iraq, attraverso l’utilizzo di guerriglieri arabi e propri reparti d’élite, quindi cercherà di garantire la sopravvivenza del regime. Sicché, come annunciato da Trump, nei prossimi mesi Washington intensificherà le sanzioni, con la volontà di isolare Teheran, di condurla al collasso. Gli iraniani proveranno a rafforzare la loro posizione in Siria e ad aumentare la presa sul governo di Baghdad, con l’Iraq assurto a principale terreno conteso tra le parti, come attesta nelle ultime ore la richiesta del premier al-Mahdi di negoziare il ritiro del contingente americano.

La morte di Soleimani inciderà soltanto sui prossimi tentativi iraniani di rendere oltremodo complicata la vita dei marines presenti nel paese, affinché l’opinione pubblica d’Oltreoceano ne pretenda il ritiro, vera rappresaglia per l’attacco del 3 gennaio. Mentre l’uccisione del generale potrebbe rivelarsi utile a Washington in sede negoziale, perché conferisce imprevedibilità all’azione statunitense – a patto che nel frattempo la situazione non precipiti. Altrimenti lo scontro tra Washington e Teheran tornerà all’intensità consueta. In attesa del punto di rottura.

RUSSIA-TURCHIA [di Daniele Santoro]

La visita a Istanbul del presidente russo Vladimir Putin per inaugurare la prima sezione del TurkStream (8 gennaio) conferma la determinazione con cui Ankara e Mosca intendono approfondire la loro partnership tattica, pietra angolare della strategia regionale della Turchia e assetto non secondario della geopolitica afroeurasiatica del Cremlino.

Il gasdotto inaugurato in pompa magna da Erdoğan e Putin a Istanbul reifica la comunanza d’interessi tra i due paesi. L’infrastruttura, che verrà completata entro l’anno, permetterà a Mosca di aggirare l’Ucraina ed esportare il proprio gas in Europa meridionale e sudorientale attraverso il Mar Nero e la Tracia orientale. Dal canto suo, la Turchia vede realizzarsi quantomeno parzialmente l’ambizione di diventare hub energetico dell’Eurasia centro-occidentale, aumenta la propria sicurezza energetica e pregusta il probabile sconto sul prezzo del gas che giungerà in Anatolia dalla prima sezione del gasdotto.

Subito dopo la cerimonia – alla quale erano presenti il primo ministro bulgaro Boyko Borisov e il presidente serbo Aleksandar Vučić – Erdoğan e Putin hanno abbozzato un’intesa per il cessate il fuoco in Libia e soprattutto a Idlib. Qui, ormai da settimane, l’aeronautica russa e l’artiglieria persiana fanno stragi di civili allo scopo di provocare crescenti ondate di profughi verso l’Anatolia.

Non si è trattato di una seconda Soči. Il 22 ottobre i due presidenti si riunirono per sette ore alla presenza di un solo interprete, scelto da Putin. L’8 gennaio hanno risolto tutto in una mezz’oretta. L’impatto dell’intesa sul cessate il fuoco in Libia potrebbe essere diverso da quello dell’accordo relativo all’est dell’Eufrate. Mentre Assad e il Pkk accolsero con entusiasmo quest’ultimo, Haftar per il momento sembra intenzionato a proseguire la sua marcia su Tripoli.

Molto più interessante l’accordo su Idlib, perché riflette realtà sul terreno tutt’altro che scontate. Malgrado l’evidente sproporzione di forze, Russia e Iran hanno fatto progressi modestissimi nella provincia controllata dalla Turchia. Negli ultimi giorni i ribelli filoturchi hanno persino riconquistato alcune delle postazioni perse nelle settimane precedenti. Circostanza celebrata da Ankara con la ripresa dei bombardamenti degli obiettivi di Assad e del Pkk ad Ain Issa, a est dell’Eufrate.

Sul rallentamento dell’offensiva russo-persiana su Idlib ha influito in modo determinante la morte di Soleimani. O meglio, la nuova fase del conflitto a bassa intensità tra Stati Uniti e Iran in Iraq inaugurata dal suo assassinio. Evoluzione che sembra aver ulteriormente rafforzato la determinazione con cui Ankara e Mosca intendono evitare di ostacolarsi a vicenda. Come conferma l’altissimo livello delle componenti diplomatica e militare della delegazione che ha accompagnato Putin a Istanbul. Circostanza che ha sorpreso persino gli uomini più vicini a Erdoğan.

VENEZUELA [di Niccolò Locatelli]

L’ultimo anno e la prima settimana del 2020 del Venezuela si possono riassumere così: Juan Guaidó è passato dalla lotta per farsi riconoscere come presidente ad interim della repubblica a quella per farsi riconoscere (per il secondo anno consecutivo) come presidente dell’Assemblea nazionale.
Il precario successo internazionale della seconda impresa, soggetta comunque alle imboscate di Nicolás Maduro, definisce il fallimento della prima.
L’illusione di rovesciare il regime chavista con una ribellione popolare e militare sostenuta dall’estero è rimasta tale, e persino gli Stati Uniti hanno iniziato a parlare di “transizione negoziata alla democrazia“, dopo aver ammesso di aver sottovalutato il sostegno russo-cubano all’erede di Hugo Chávez. D’altronde, per Trump o la questione si risolve in tempo e maniera utile per sfruttarla con gli elettori della Florida (quindi prima di novembre), oppure si può smettere di parlarne. I cittadini venezuelani rimasti in patria sono sempre meno e sempre meno convinti che le proteste di piazza servano a qualcosa. L’opposizione si è ulteriormente divisa, mentre le Forze armate sono rimaste massicciamente dalla parte di Maduro. Che può guardare all’anno nuovo con relativo ottimismo.

CINA [di Giorgio Cuscito]

La Cina ha sfruttato l’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani da parte degli Stati Uniti per criticarne l’approccio bellicoso in Medio Oriente. Pechino non disdegna qualunque elemento che distragga Washington dal contenimento della Repubblica Popolare. Tuttavia, è assai improbabile che la leadership cinese sostenga concretamente Teheran nell’ipotesi in cui scoppi un conflitto aperto tra Usa e Iran.
L’acuirsi dell’instabilità regionale metterebbe infatti a rischio l’approvvigionamento energetico cinese in Medio Oriente e lo sviluppo della Belt and Road Initiative (nuove vie della seta). Secondo la sempre più complessa rappresentazione cartografica del progetto, il corridoio economico Cina-Asia Centrale-Asia Occidentale passa proprio attraverso l’Iran e potrebbe in futuro coinvolgere anche l’Iraq e la Siria.

Inoltre, il presidente cinese Xi Jinping non intende complicare i già tortuosi rapporti con Washington. La firma della fase 1 dei negoziati commerciali avverrà il prossimo 15 gennaio. Pechino ne ha bisogno per allentare la pressione dei dazi statunitensi sulla propria economia, ma è conscia che ciò non basterà a fermare la rotta di collisione con Washington sul fronte tecnologico, militare e politico. A ciò si aggiunga che il supporto della Casa Bianca a Taiwan (dove l’11 gennaio si tengono le elezioni presidenziali) è il maggiore ostacolo al processo di riunificazione tra quest’ultima e la Cina continentale, poiché incoraggia il sentimento di appartenenza taiwanese e scoraggia (per ora) l’invasione dell’isola da parte di Pechino. Insomma, per la Cina il rapporto con l’Iran viene dopo quello con gli Usa.

LIBIA [di Lucio Caracciolo]

Al di là del Canale di Sicilia è in corso una furiosa guerra fra potenze per interposti miliziani e tagliagole a noleggio. L’Italia non vi partecipa, ma rischia di esserne la prima vittima. La frenetica attività diplomatica di questi giorni, dopo mesi di sonnacchioso attendismo (aspettando Godot), potrà forse incollare qualche cerotto su ferite troppo profonde per essere sanate. Ma il lascito dell’avventura promossa nove anni fa dalla Francia e dall’Inghilterra con il decisivo sostegno americano per sbarazzarsi di Gheddafi è per noi disastroso.

Dovremo abituarci a scrutare la quarta sponda come uno spazio incontrollato di minacce permanenti. È venuto il tempo di riconoscerlo e di trarne qualche lezione, che potrà servirci anche altrove.

La prima, fondamentale, è che quando quasi tutti si armano e sono pronti a impiegare la forza per difendere i propri interessi noi non possiamo usare i nostri militari come badanti, infermieri, logisti o vigili urbani. Tantomeno dobbiamo indulgere nel falso e soprattutto pericoloso mito della “brava gente”. Altrimenti potremo avere mille ragioni ma non la risorsa decisiva per giocarle al tavolo del negoziato. Così non schieriamo uomini, solo potenziali bersagli.

Re: 1653 sto leggendo un weekly di BofAmerica (Flow Show) Celeste | 10 gen : 21:32
Commenti: 10112

Utente 14 lug : 17:33
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Non concordo con Caracciolo detto x inciso, ammesso che a qualcuno interessino le mie opinioni... credo che invece dovremmo chiedere semmai di essere "badanti" o cose così come piace a tanti definire quel sentire che chiede e chiede e chiede di.... avere un governo, non milionate di persone che invocano la pace senza neanche più fiori, un GOVERNO che dica NO qui la guerra non si fa e da qui gente al macello o meno x averne indietro lo stesso macello, non ce la mandiamo. Punto. Non è un discorso difficile questo. Coraggio? Neanche questo serve per come siamo messi poi... non capisco proprio perchè cazzo chi dovrebbe ritorcesi contro ahahahahaha La nato? ma che è? Le sanzioni sul parmigiano? ma che sono? Ma sveglia!

Re: 1653 sto leggendo un weekly di BofAmerica (Flow Show) Celeste | 10 gen : 22:26
Commenti: 10112

Utente 14 lug : 17:33
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domanda semplice pure per il sovranismo: cosa ci fanno militari stranieri sulla mia terra e ovviamente cosa ci fanno i miei militari su altre terre? Su mò i debiti dell'ultima guerra li abbiamo pagati no? Se vogliono il parmigiano che se lo paghino salato molto salato ahahahahhaaa


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