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910 il mercato è fiducioso che l attacco di stanotte sia tutta la vendetta per soleimani, ma sarà vero ?

dovremmo essere in una zona libera da commenti almeno fino al primo pomeriggio, quando arriverà lo statement di trump

a meno che gli iraniani non vogliano aggiungere altro o minacciare altre azioni : infatti  per ora il mercato sta lavorando sull ipotesi che l attacco di stanotte sia  la vendette per soleimani... se filtra l idea che è solo il primo step di una vendetta piu complessa, allora il nervosismo aumenta
 
poco dopo aver pubblicato questo post è uscito un tweet esplicativo :
Iran's FM @JZarif: As the leader said, this military action was a slap, ending #American presence will be the revenge.
 
quindi se la vendetta per soleimani è cacciare gli Usa dalla regione, la strada è ancora molto lunga !!
siamo solo ai primi scontri temo.
 
e se l idea di iran cina e russia è creare una zona euroasiatica intermedia, con ridotte influenze Usa, allora il rischio di una ricaduta negativa anche sul trade deal usa cina è un evoluzione da non escludere.
Inviato da Antonio Lengua il mer 08 gennaio 2020 - 09:10:11 | Leggi/Invia Commenti:7 |Stampa veloce
Commenti
910 il mercato è fiducioso che l attacco di stanotte sia tutta la vendetta per soleimani, ma sarà Bruce_Banner | 08 gen : 09:35
Commenti: 3775

Utente 17 dic : 14:55
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Claint mi sa che verrai accontentato, boeing è un disastro come costruttore

#BREAKING Crashed Boeing was new, checked two days ago: Ukrainian airline

Re: 910 il mercato è fiducioso che l attacco di stanotte sia tutta la vendetta per soleimani, ma sa Alex63 | 08 gen : 09:53
Commenti: 33

Utente 03 lug : 15:56
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potrebbe essere questo aereo caduto la vera rappresaglia, tentar di colpirli nel portafoglio visto che non possono colpirli in patria

Re: 910 il mercato è fiducioso che l attacco di stanotte sia tutta la vendetta per soleimani, ma sa Bruce_Banner | 08 gen : 09:56
Commenti: 3775

Utente 17 dic : 14:55
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non credo a un complotto simile, tra l'altro erano quasi tutti iraniani

Re: 910 il mercato è fiducioso che l attacco di stanotte sia tutta la vendetta per soleimani, ma sa claint | 08 gen : 10:20
Commenti: 3938

Utente 20 gen : 15:11
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E' una dura battaglia vedremo come finisce

910 il mercato è fiducioso che l attacco di stanotte sia tutta la vendetta per soleimani, ma sarà Celeste | 08 gen : 09:38
Commenti: 9989

Utente 14 lug : 17:33
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Da Limes

L’uccisione del generale Soleimani è un guizzo emozionale. Per evitare di impantanarsi in un teatro secondario, Washington confida che la Repubblica Islamica contenga la propria reazione.

di Dario Fabbri
QASSEM SOLEIMANI, ARTICOLI, SCONTRO USA-IRAN, IRAN, USA, MEDIO ORIENTE
Dopo aver agito con guizzo emozionale, ora gli Stati Uniti confidano nella razionalità dell’Iran.

L’uccisione del generale Soleimani certamente elimina un elemento dotato di capacità eccezionali, responsabile negli anni di azioni surrettizie contrarie agli interessi della superpotenza. Ma le abilità delle guardie rivoluzionarie, affinate nel tempo, non dipendevano soltanto da Soleimani e resteranno tali anche senza il mediatico generale.

Così la sua dipartita riveste un eccezionale valore scenografico – specie in patria, dove vantava status di semidio. Ma difficilmente l’opinione pubblica statunitense riconoscerà straordinaria importanza a un tale evento e per Trump sarà assai difficile tramutarlo in rendita elettorale. Sul piano strettamente grammaticale, l’assassinio di Soleimani comporta più rischi che benefici.

Da quasi un decennio in Medio Oriente gli Stati Uniti perseguono l’equilibrio di potenza, con il fine di impedire a una singola nazione, locale o esterna, di assurgere a egemone della regione, puntellando l’attore considerato più debole (Arabia Saudita), colpendo quello ritenuto più forte (Iran). Premurandosi di non scivolare in un conflitto di grandi dimensioni, dilettandosi a guardare gli altri scannarsi tra loro. Con notevole successo, come testimoniato dall’incomprensione degli osservatori internazionali, dato che certifica il valore della tattica.

A fronte di enormi sacrifici, negli ultimi anni l’Iran è riuscito a puntellare il proprio cliente damasceno e a custodire una buona sfera di influenza in Iraq. Ma deve condividere lo spazio siriano con russi (temporaneamente) e turchi (definitivamente), mentre la popolazione persiana percepisce distintamente la fatica di tale sforzo, drammaticamente soffocata dalle sanzioni statunitensi. In sintesi: la Repubblica Islamica rimane assai lontana dal dominare il Medio Oriente. Condizione che dovrebbe saziare Washington, soddisfatta di centrare i propri obiettivi da remoto. L’uccisione di Soleimani potrebbe notevolmente complicare la situazione.

Se gli iraniani reagissero massicciamente, gli americani sarebbero costretti a realizzare un’ulteriore rappresaglia che potrebbe condurre alla guerra aperta, con il rischio di impantanarsi nuovamente in un teatro secondario. Quanto la superpotenza non vorrebbe mai, quanto Trump ha promesso di scongiurare. Probabilmente la Casa Bianca e il Pentagono hanno deciso di colpire il generale persiano mossi da un risentimento di natura sentimentale, (legittimamente) eccitati dall’idea di eliminare un soggetto che nel tempo ha provocato la morte di numerosi cittadini statunitensi. Ma per evitare di essere trascinati laddove non vorrebbero finire, adesso devono sperare che la Repubblica Islamica contenga la propria reazione.

QASSEM SOLEIMANI, ARTICOLI, SCONTRO USA-IRAN, IRAN, USA, MEDIO ORIENTE

910 il mercato è fiducioso che l attacco di stanotte sia tutta la vendetta per soleimani, ma sarà Celeste | 08 gen : 09:42
Commenti: 9989

Utente 14 lug : 17:33
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Per spiegare l’uccisione di Soleimani bisogna ricorrere anche ai fattori emotivi. Un estratto da un articolo del numero del mese, America contro tutti.

di Federico Petroni
ARTICOLI, USA, SCONTRO USA-IRAN, SIRIA, MEDIO ORIENTE, USA E CANADA
Uccidere il generale iraniano Qassem Soleimani è un gesto clamoroso da parte degli Stati Uniti. Per spiegarlo, non basta ricorrere all’analisi degli interessi strategici. Nel determinare l’atto più ostile da parte americana contro Teheran degli ultimi 40 anni, hanno inciso anche fattori emotivi e il bagaglio culturale dell’establishment di Washington.

Ne abbiamo parlato in un’analisi dal numero del mese, America contro tutti, di cui pubblichiamo un breve estratto.

[…] Benché conti assai più del presidente, il corpo militare non può ciò che vuole. Non incarna alla perfezione la strategia geopolitica. Non è un monolite che risponde con lucidità a ogni assestamento tattico.

Il Medio Oriente lo illustra alla perfezione. È da più di vent’anni che gli Stati Uniti danno la caccia ai jihadisti. […] Benché astrategici, i conflitti in questa regione si sono infilati sotto la pelle di una fetta considerevole delle Forze armate.

Questa eredità culturale ha un peso. E quando le impersonali e spesso disumane necessità della strategia bussano alla porta, ingiungendo un cambio di missione, il bagaglio culturale protesta. È successo in Siria.

In Medio Oriente, gli americani hanno interesse a che le potenze regionali (ed extraregionali, vedi la Russia) continuino a scannarsi tra loro, impedendo l’emersione di un attore dominante sugli altri. Per questo stanno con i due soggetti più deboli, Israele e Arabia Saudita, contro l’Iran e, in prospettiva, la Turchia. Questa è la missione primaria. Distruggere Stato Islamico e soci: importante, ma secondario. Rimuovere al-Asad da Damasco: ci hanno mai davvero provato?

Tanto prioritario è il contenimento dell’Iran che nel 2019 Washington ha inviato 14 mila militari in Medio Oriente, per rassicurare alleati attaccati (i sauditi) e libertà di navigazione nel Golfo. Se si esclude l’Afghanistan, che è Asia centrale, in questa regione Trump ha spedito più truppe del suo predecessore, Barack Obama. L’unico paese della regione senza soldati americani, oltre ovviamente alla Repubblica Islamica, è lo Yemen – ma non ci giureremmo. Nell’area operativa del Centcom (questa volta Afghanistan incluso) i militari sono ora 60-70 mila.

Approfittando della guerra al califfato e del caos in Mesopotamia e Levante, l’Iran ha negli ultimi anni esteso la propria sfera d’influenza. Teheran è diventata il bersaglio più urgente dell’azione americana. Gli Usa però si rendono conto che è interesse anche di tutte le altre potenze regionali contenere Teheran. E non sono disposti a sobbarcarsi l’intero onere. A partire da Trump. Così, quando la Turchia ha dimostrato l’intenzione di invadere un pezzo di Siria, Washington ha voluto cogliere due piccioni con una fava: sovraestendere Ankara, testandone le ambizioni imperiali, e delegarle parte del presidio del cuscinetto che sottrae alla Repubblica Islamica la continuità della sfera d’influenza dall’altopiano iranico al Mediterraneo. Addirittura Trump intravedeva un terzo piccione: dichiarare missione compiuta, ritirare tutti i soldati e andare alle elezioni dicendo di aver chiuso una guerra. Ne è nata una confusione enorme. Con i media impegnati a raccontare il tradimento degli alleati curdi e la vergognosa ritirata americana. Poi, però, le truppe non hanno abbandonato la Siria, sono tornate a posizionarsi nel Nord-Est all’arrestarsi dell’offensiva turca e dei mille e passa soldati ne resteranno circa seicento.

Di questi eventi conta sottolineare un punto. Gli interessi strategici, ossia un cuscinetto contro l’Iran e la sovraestensione della Turchia, sono stati garantiti. Ma né il presidente né le Forze armate hanno ottenuto tutto ciò che volevano. Trump ha riportato a casa qualche ragazzo, ma non tutti. I militari hanno lasciato un contingente, ma non quello che speravano. Soprattutto, in quelle convulse ore, avevano protestato per il sacrificio, sia pur temporaneo, delle milizie curde, alleate affidabilissime perché disperatamente sole; e per aver dovuto allentare la pressione sui jihadisti, temendo di avvantaggiarli. Non si tratta di pretesti: nel valore guerriero e nella missione antiterrorista le Forze armate credono davvero. Anche a costo di ignorare il preminente impulso strategico.

In virtù della stessa dinamica, da decenni militari e intelligence mantengono un dannoso odio nei confronti della Repubblica Islamica d’Iran, che incarognisce il confronto e complica ogni riavvicinamento. Questa vicenda serve a ricordare che le Forze armate non sono la strategia degli Stati Uniti.


910 il mercato è fiducioso che l attacco di stanotte sia tutta la vendetta per soleimani, ma sarà Gilbert | 08 gen : 10:15
Commenti: 111

Utente 20 dic : 11:35
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diverse opportunità di entrare long ( non colte :(
adesso attendo um pb sperando che non allunghi oltre


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